giovedì, 14. maggio 2009

La sicurezza del nostro PC e dei nostri dati

Miei cari lettori, questa volta mi sono gettato in un'impresa titanica (almeno per me). Con l'arrivo della nuova versione di Ubuntu 9.04 Jaunty Jackalope mi sono preso la briga di studiare un po' più da vicino il mondo della sicurezza. Il mio approccio, come sempre, è quello del normale utente, cioè del non professionista che si cimenta con questa materia molto variegata e complessa. Tanto complessa che ho preferito suddividere il risultato del mio studio in cinque parti per non spaventare nessuno e diffondere la conoscenza in pillole un po' più digeribili.
Con il piccolo editore del Blog sarebbe stato assai scomodo scrivere così tanto, perciò ho optato per la creazione di cinque documenti con Google Docs che ho pubblicato in rete. Qui di seguito vi elenco i link con i quali potete aprire ognuno di essi.

La sicurezza dei nostri dati - 1a parte
La sicurezza dei nostri dati - 2a parte
La sicurezza dei nostri dati - 3a parte
La sicurezza dei nostri dati - 4a parte
La sicurezza dei nostri dati - 5a parte

Spero troviate interessante e non troppo ostico il contenuto e soprattutto che anche voi, come ho fatto io, possiate trarre giovamento da quanto descritto per migliorare la sicurezza del vostro PC. Nessuno si aspetti chissà quale trattato universitario. Ripeto: non sono uno specialista del ramo e il mio scopo era quello di riuscire come mezzi semplici a capire alcuni concetti ed applicarli senza complicarsi troppo la vita. La mia speranza è quella di esserci riuscito, ma non spetta a me giudicare ovviamente.

Come sempre attendo i vostri commenti, ma anche e soprattutto segnalazioni di eventuali imprecisioni e miglioramenti possibili. Buona lettura.


Subito dopo la pubblicazione di questo post mi è arrivata la segnalazione di Aldo che molto gentilmente ha dedicato un po' del suo tempo a preparare una versione PDF dei cinque articoli creata mediante Scribus. È con piacere quindi che aggiungo questa postilla al post per offrire a tutti la bella e pratica versione, facilmente consultabile e stampabile. Eccola qua: Sicurezza del PC e dei dati in PDF.

domenica, 12. aprile 2009

Eliminare Evolution si può

Con l'avanzare inesorabile della piattaforma di lavoro online di Google è diventato sempre meno frequente per me l'uso di alcuni programmi specifici installati sul PC. Ecco alcuni esempi:
  • Posta Evolution -> Google GMail
  • Calendario Evolution -> Google Calendar
  • Rubrica Evolution -> Contatti GMail
  • Attività Evolution -> Google GMail attività
  • Notizie Liferea -> Google Reader
Prodotti come Liferea per leggere i vari feed di notizie ne hanno già fatto le spese da tempo, mentre per Evolution c'è voluto di più. Sarà per abitudine (in ufficio c'è sempre Outlook come client, mentre privatamente molti hanno ancora Outlook, Thunderbird, e altri prodotti), oppure per una certa diffidenza iniziale nell'affidare tutto ad un sistema sparso nella rete, ma alla fine è arrivato comunque inesorabile anche il momento di Evolution.
Evolution però è particolarmente integrato in Gnome fornendogli diverse funzionalità come l'invio di file per posta con il tasto destro del mouse in Nautilus, oppure la visualizzazione degli appuntamenti nel calendario integrato nell'applet dell'orologio. E proprio quest'ultima funzionalità non volevo perderla. Da tempo la uso per visualizzare i miei calendari Google e la trovo comodissima perché immediata e già presente in Gnome senza dover cercare applet, screenlet o desklet aggiuntive. Il mio obiettivo era quindi quello di eliminare Evolution preservando però l'interfaccia per i calendari web. Ci sono riuscito seguendo questi passi:
  1. se prima di usare GMail avete accumulato posta importante in locale con Evolution può rendersi indispensabile trasportare il tutto in GMail. In questo modo avrete tutta la vostra posta, passata e corrente, in un unico posto. Il modo più facile per traslare messaggi Evolution in GMail è quello di attivare il protocollo IMAP in GMail, aggiungere l'account in Evolution, e infine trascinare i messaggi locali nelle cartelle GMail visualizzate nell'albero di Evolution. Tenere presente che ogni etichetta che create in GMail si trasforma in una cartella in Evolution, quindi è facile riprodurre la struttura del vostro archivio locale con le etichette in GMail prima di aprire Evolution e traslarne il contenuto. Vi rammento pure che per creare una sotto cartella in GMail è sufficiente inserire una "/" nel nome dell'etichetta. Esempio: etichetta principale "archivio", sotto etichetta (sotto cartella) "archivio/ricevute".

  2. messo in salvo il vostro archivio pre-GMail potete aprire Synaptic ed eliminare tutti i pacchetti installati che hanno a che fare con Evolution, ma che non sono usati da altri programmi. Alla fine della pulizia rimangono i seguenti pacchetti:
    evolution-data-server
    evolution-data-server-common

  3. oltre ai due pacchetti qui sopra conservare installato anche il pacchetto seguente che non è legato a nessun altro programma, ma ci serve proprio per mantenere disponibile la funzionalità del calendario:
    evolution-webcal

  4. uscire da Synaptic. Adesso il nostro sistema non ha più Evolution come gestore di posta. Apriamo Firefox e andiamo nelle impostazioni di Google Calendar per recuperare l'indirizzo ICAL privato del nostro calendario. Copiarlo negli appunti.

  5. aprire una nuova scheda in Firefox e incollare l'indirizzo del calendario. All'inizio dell'indirizzo sostituire il protocollo "http:" con quello "webcal:" e dare ENTER. Firefox riconosce il protocollo standard webcal per i calendari online e fa apparire un dialogo che chiede con quale applicativo deve aprire il calendario. Qui sotto un'immagine:
















  6. scegliere "evolution-webcal" che è proprio il pacchetto che non abbiamo disinstallato. Appena dato l'OK appare un altro dialogo che chiede i parametri di sottoscrizione del calendario. Qui sotto un'immagine:












  7. da questo momento in avanti l'applet dell'orologio di Gnome visualizzerà i nostri appuntamenti presenti in Google Calendar esattamente come prima di eliminare Evolution. Ovviamente se avete più di un calendario online potete ripetere la procedura per aggiungerlo avendo l'accortezza di assegnargli un colore diverso così riconoscerete da quale calendario arriva l'appuntamento.
Spero che questa procedura possa essere utile anche a voi.

domenica, 15. febbraio 2009

Videocamera ad alta definizione e Ubuntu

E dagli e dagli mi sono lasciato convincere. Grazie ad una speciale promozione con sconto del 30% ho acquistato uno di questi nuovi mostri tecnologici che fanno da videocamera e da fotocamera. Si tratta di una piccola Sony che sta nel palmo della mano, registra filmati in alta definizione, e fa foto più che dignitose a 4 Megapixel. Io sono uno al quale è sempre piaciuto fare qualche filmato ogni tanto. Non sono un fanatico, ma tutto ciò che fa film (cinema, serie TV, filmati di famiglia) mi ha sempre affascinato. Sin da piccolo, quando guardavo i primi disegni animati in super otto con un proiettore da bambini a manovella, sono sempre rimasto colpito dalla magia delle immagini in movimento, o meglio dall'inganno al quale sottoponiamo i nostri occhi in modo che ci sembri tutto in movimento.
Sono passato dalla cinepresa super otto, alla videocamera VHS, alla videocamera mini-DV, ed ora approdo a quest'ultima Sony che registra tutto su piccole memory stick, grandi come una moneta. Incredibile. Malgrado sappia che la tecnologia avanza, malgrado che legga tutte queste novità in rete, riesco ancora a sorprendermi avendo in mano questo gioiello in miniatura senza più avere con me il borsone da fotografo con le cassette di ricambio, ecc., ecc. Ora c'è solo un piccolo astuccio nel quale infilare anche un paio di memory stick di riserva ed è tutto. Suono 5.1 surround compreso. Incredibile.
Unico mio dilemma prima dell'acquisto: il nuovo formato usato da questi apparecchi: AVCHD. Si tratta di un formato super compresso, ma sarà gestito in Linux? Si sa che ancora oggi uno dei punti più deboli di Linux sta proprio nella gestione dei video. Ebbene leggendo qua e là in rete ho scoperto che anche nel mondo Windows e Mac OS-X non è poi da tanto che i vari software di editazione video si sono adeguati. Il formato è relativamente nuovo, o almeno l'espansione del mercato di questi apparecchi è recente, e quindi non tutti i programmi sono già in grado di gestirlo. Ma c'è di più. Ho anche letto che il formato così com'è è talmente compresso che richiede una CPU abbastanza potente per essere letto direttamente. Insomma il mio PC vecchio di più di due anni e mezzo di sicuro non sarebbe in grado di leggere questi video in modo fluido nativamente. E allora che fare? La soluzione sta nel convertire preventivamente il formato video in uno più classico e appetibile a qualsiasi PC di qualsiasi età. Ma sotto Linux come fare? Dopo varie ricerche e aver scoperto astruse e complicate serie di comandi a terminale dal successo più che dubbio ero quasi rassegnato a non comperare la videocamera, tanto non avrei potuto rielaborare le mie riprese. Per fortuna che le infinite risorse del nostro mondo open source hanno tratto ancora una volta il coniglio dal cilindro. Ecco che scopro un software comodissimo, facilissimo e affidabilissimo: Handbrake. Il repository PPA per Ubuntu lo trovate qui:
https://edge.launchpad.net/~handbrake-ubuntu/+archive/ppa

La versione originale è del mondo Mac, e questa per Linux è stata replicata per noi. Grazie alla sua interfaccia molto intuitiva è possibile leggere i filmati AVCHD scaricati dalla mia Sony e trasformarli nel formato che preferisco. Per esempio ho convertito con successo nel formato aperto Matroska che permette di conservare una eccellente qualità e anche l'audio 5.1 surround originale. Nulla mi vieta di convertire anche in mpeg, avi, ogg. Insomma Handbrake ha salvato capre e cavoli. Io ho la mia videocamera modernissima e continuo a poter usare solo Linux per tutto quello che mi serve.

Per quanto riguarda l'editazione dei video, Blender a parte, mi tocca aspettare che Pitivi faccia lo sperato salto di qualità in modo da poter dire che finalmente in Linux abbiamo colmato anche questa lacuna. Leggendo in rete le varie notizie in merito, c'è da ben sperare, ma intanto ci tocca aspettare.

C'è EXE ed EXE

Devo subito premettere che questa volta non posso parlare per esperienza diretta, ma solo per "deduzione" logica, o che perlomeno io considero tale. L'argomento verte sui virus e loro potenziali effetti, ma non avendo un virus sottomano, non mi è possibile dare delle informazioni sicure scientificamente provate. Pazienza, diciamo che questo post è da considerare più come uno spunto di discussione, piuttosto che un agglomerato di nozioni da prendere come oro colato.
Lo stimolo sull'argomento mi è venuto quando mi sono accorto che i programmi sviluppati con piattaforma Mono sono degli "*.exe" proprio come quelli per Windows. Un paio di esempi che ho installato sul mio PC: Gnome-Do e F-Spot. Allora mi sono chiesto se per assurdo potesse esserci anche la più piccola possibilità che questi exe, pur su piattaforma Linux, potessero avere degli effetti deleteri sul mio sistema, così come i "cugini" exe lo hanno sui sistemi Windows.
Immagino che l'esperto GNU-Linux che sta leggendo in questo momento sia già saltato sulla sua sedia:
  • eccone un altro che vuol lanciare allarmi inutili
  • lo sanno tutti che Linux e virus non vanno d'accordo
  • che pere mentali si sta facendo questo qua. Con Linux vai tranquillo, i virus sono per gli altri
e avanti di questo passo.

Però, se la questione fosse così banale in rete si troverebbero domande e risposte chiare a tonnellate, ma ciò non è il caso (provare per credere). Inoltre io non sono un guru Linux, e non sto scrivendo necessariamente per l'elite degli smanettoni, ma anche e soprattutto per l'utente comune. Quell'utente che associa Linux alla sicurezza, al potersi dimenticare dei virus. Cosa rispondere per certo a queste persone che come me in questo momento si chiedono: dove c'è un exe c'è pericolo, o non è sempre vero?

Quelle che seguono sono le mie considerazioni, basate anche sul poco che sono riuscito a trovare in rete.

Quali e quanti tipi di exe possono essere eseguiti su un sistema operativo Linux? A mia conoscenza solo due: gli exe originali di Windows attraverso lo strato di compatibilità Wine, e gli exe ottenuti con la piattaforma di sviluppo Mono.

Bene, concentriamoci dapprima su quelli che sembrano i più pericolosi, cioè gli exe originali di Windows. Innanzitutto cosa intendo quando parlo di "exe originali" di Windows? Semplice: intendo un programma eseguibile creato e compilato per il sistema operativo Windows. Questo exe sarà usabile solo su piattaforma Windows, e non su Mac o Linux, a meno di introdurre l'uso di un emulatore, o di uno strato di compatibilità come Wine. Grazie a prodotti come Wine è dunque possibile installare ed eseguire programmi originali Windows, cioè gli stessi exe, senza alcuna modifica, che troviamo su un PC con Windows.
Ed ecco che sorge spontanea la fatidica domanda: se l'exe su Windows può essere attaccato dai virus, o peggio ancora, lui stesso può essere veicolo di un virus, cosa succede al mio sistema Linux se lo uso tale e quale mediante Wine? Non è che anche la mia bella Ubuntu inizia a fare pazzie? Mi avete sempre detto che con Linux vado tranquillo, e poi mi fate usare questi "cavalli di troia" provenienti direttamente da Windows? Come la mettiamo?

Tanto per cominciare dobbiamo dire che un virus può attaccare un sistema operativo che conosce. Solitamente i virus conoscono perfettamente Windows, ma per niente Mac OS-X e Linux. Si legge qualche sparuta notizia di esperimenti con virus multi piattaforma, cioè di virus che a seconda di dove si trovano agiscono di conseguenza, ma mi pare di capire che siano solo esperimenti di laboratorio. Su questo fronte quindi la nostra Ubuntu può stare tranquilla. I virus che tanto fastidio e tanti danni fanno a Windows, non possono fare altrettanto su Linux.
Unica eccezione potrebbe essere il disco "C:\" simulato in ambiente Wine. Chi usa Wine sa che questo strumento "fa vedere" delle cartelle tipo quelle di Windows con il suo bel disco C (ovviamente per finta). Il tutto allo scopo di far trovare a casa loro gli exe originali che così credono di essere eseguiti su un normale disco C. Se mai un virus può agire è proprio all'interno di questo sistema simulato di cartelle perché anche lui crede di essere a casa sua. Di conseguenza, nella peggiore delle ipotesi, la cartella contenente i programmi installati con Wine potrebbe subire danni da un virus, ma tutto finisce lì. Tutto ben circoscritto.
Ci sono anche ipotesi di danni maggiori che potrebbero essere causati dall'eseguire Wine da utente amministrativo root. Ammesso e non concesso che queste ipotesi siano vere, in questo caso posso solo dire: chi è causa del suo mal, pianga se stesso.


Passiamo ora agli exe creati con Mono. In questi ultimi tempi hanno sempre più successo i programmi creati con la piattaforma di sviluppo Mono. Si tratta in buona sostanza della versione libera degli strumenti di sviluppo ben noti nel mondo Windows (.NET, C#). Mono permette di creare programmi per tutte le maggiori piattaforme: Windows, Linux, Mac OS-X. Da questo si deduce come l'estensione "exe" derivi probabilmente dalla tradizione Microsoft, più che da un motivo tecnico. Un exe compilato in Mono per Linux o per Mac funzionerà perché compilato per la specifica piattaforma, non perché termina con exe. [vedi commenti in fondo al post per l'informazione corretta]
In effetti agli amanti del Pinguino può risultare strano vedere che sul proprio PC ci sono degli exe in esecuzione, ma non per questo bisogna impallidire. Tralascio volutamente qui ogni accenno alle infinite discussioni fra fautori e oppositori all'entrata di tecnologia Microsoft nel mondo open. Il discorso sui virus e sugli exe in questo ambito è ancora più chiaro che non quello già fatto in precedenza con Wine. Nel caso di Mono abbiamo come risultato finale un exe per convenzione, ma si tratta pur sempre a tutti gli effetti di un eseguibile nativo Linux, fatto per Linux. Un exe compilato per Linux non funzionerà mai su Windows e viceversa. Da questo deduciamo nuovamente che un virus, ammesso e non concesso che possa finire in un exe Mono compilato per Linux, non potrà mai fare danni alla nostra Ubuntu. [vedi commenti in fondo al post per l'informazione corretta]


Questo è quanto riesco a dedurre io secondo logica (la mia almeno). Se qualcuno ha informazioni più precise, smentite, prove scientifiche che confermano o smentiscono, lo faccia sapere, così ci potremo finalmente fare un quadro completo sull'argomento.

In aggiunta a quanto ho descritto sopra, che può senz'altro essere giudicato superficiale e poco preciso in alcune sue parti, ma tant'è io arrivo fino a lì, vi elenco qui di seguito qualche articolo sull'argomento malware e virus che ho trovato e letto sul blog Guiodic. Ho trovato questi articoli molto ben scritti, dove traspare la conoscenza dell'autore infinitamente più approfondita della mia. Complimenti a lui e buona lettura:


martedì, 20. maggio 2008

Blender e Compiz-fusion

Con l'arrivo della nuova versione di Ubuntu Hardy finalmente anche il tanto discusso gestore grafico del desktop Compiz-fusion è usabile in modo decente. Allo stato attuale sono sicuramente di più i benefici che non i problemi, peraltro ancora presenti. Il mio notebook è equipaggiato con scheda grafica nVidia Quadro FX 1500M, quindi ho potuto attivare Compiz senza troppi problemi già dalle prime versioni, ma bisogna dire che ora è tutta un'altra vita. Invece di dover seguire dei calvari di impostazioni, ora Compiz funziona già di suo se l'hardware lo permette. In precedenza invece lo provavo, ma poi per i troppi inconvenienti lo disattivavo.
Un problema costante con Compiz, e che è tuttora presente, è quello della sua convivenza con Blender. Nelle versioni precedenti era praticamente impossibile usare Blender e Compiz assieme perché l'applicativo presentava troppi artefatti di visualizzazione e inghippi vari. Ora con l'arrivo di Hardy finalmente tutti i problemi sono stati risolti, eccetto uno: la partenza di Blender sempre e comuque senza il bordo della finestra. Questo può essere utile per sfruttare al massimo la superficie dello schermo, ma più spesso è utile che anche Blender si comporti come tutti gli altri applicativi. Come fare allora per forzare Blender ad aprirsi con il bordo della finestra pur avendo Compiz attivato? Ho cercato parecchio in rete e per puro caso mi è caduto l'occhio su una risposta in un post del forum Blenderartist che dà la soluzione. Semplice ed efficace.
Basta aggiungere al comando di partenza di Blender la posizione e la grandezza della finestra. Il comando normale di partenza che viene creato nel menu all'installazione di Blender è:
blender -w
Come detto questo comando con Compiz attivato non ha effetto e il bordo finestra non c'è. Allora lo modifichiamo come segue:
blender -w -p 0 0 700 700
Con questo comando magicamente apparirà a video la finestra di Blender con il suo bordo come qualsiasi altro applicativo. Ovviamente la finestra piccola può essere massimizzata e il problema è risolto. Se vi piace Compiz e anche Blender ora potere farli convivere pacificamente.

sabato, 1. marzo 2008

Chi più spende meno spende

Sono sicuro che un detto popolare simile a quello del titolo di questo post sia presente in tutte le lingue del mondo. Lo spunto per questo post mi è venuto da quest'altro nel quale si spiega in buona sostanza come istintivamente la gente si fida di più delle cose che deve pagare rispetto a quelle che gli vengono offerte gratuitamente.

Suvvia siamo sinceri. Siamo tutti così perché è nella nostra natura esserlo. Comperi un maglione o un paio di scarpe e se hai pagato una bella cifra sei convinto di essere in possesso di un prodotto migliore. Un paio di scarpe che costa 100 Franchi (o Euro fate voi), deve essere migliore di uno che pago 50 Franchi, anzi due volte migliore.
E con i farmaci? Un farmaco di marca che costa, facciamo 200 Franchi, è migliore del suo gemello generico che costa, facciamo 50 Franchi? I farmacisti hanno un bel giurare e spergiurare che il principio attivo del farmaco è identico, ma la gente ha sempre il sospetto, o la convinzione, che se un farmaco costa 200 Franchi ci sarà un perché. Deve essere per forza più efficace di quello generico (che nome scialbo), che costa quattro volte di meno. Insomma il generico mi farà meno bene di sicuro.

E il nostro amato Linux cosa c'entra direte voi. C'entra, c'entra eccome. Tanto per cominciare la conclusione del già citato altro post è una condanna per la diffusione di Linux: è gratuito, quindi meno valido di Windows e OS-X, quindi non lo uso. Tipica anche la reazione davanti ad un problema con Linux. È gratuito quindi non puoi pretendere lo stesso standard di servizio di Windows o OS-X. Se c'è un problema devi risolverlo da solo. Mentre con Microsoft e Apple hai un servizio clientela compreso nel prezzo.
Niente da fare dunque? Linux è e sarà sempre di nicchia perché la gente non si affida ad un prodotto gratuito. Sarebbe troppo facile se fosse anche valido. In che mondo vivremmo sennò? A me hanno insegnato che nessuno ti da niente per niente. Come è possibile che tutto ad un tratto ti propinano un sistema operativo come il migliore in assoluto senza doverlo pagare un centesimo? Dov'è il trucco?

Sfido chiunque ad abbattere questo naturale muro di diffidenza costruito su anni e anni di scambi commerciali più o meno equi. In nessun altro ambito è possibile semplicemente prendersi qualcosa e usarlo liberamente senza dare in cambio nulla. Non possiamo in un negozio riempire il carrello della spesa e andarcene senza passare dalla cassa. Possiamo però andare sul sito di Ubuntu e scaricare il sistema operativo senza che ci venga chiesto nulla. Questo modo di fare non è normale per la gente comune. Ai propri figli si insegna che non si ruba e che se si desidera qualcosa bisogna guadagnarselo. Tutte regole sacrosante, ci mancherebbe altro, ma allora come giustifichiamo Linux e il suo spiazzante modo di essere distribuito?
Io non sono psicologo, né sociologo, né nessun altro di quei ...logo lì che studiano questi fenomeni, ma un po' di pratica e quasi quattro anni a contatto con il mondo free e opensource mi portano a fare delle semplici considerazioni. Consideratelo il mio piccolo contributo alla causa.

Bisogna iniziare con il farsi un quadro più preciso della situazione perché secondo me l'associazione più comune Linux = gratuito non è vera sino in fondo. Per me una postazione di lavoro Linux è completamente gratuita solo se il singolo individuo lo desidera o riesce a mantenerla tale. Mi spiego meglio. Sappiamo tutti che le aziende che offrono una distribuzione Linux (Canonical, Novell, Red Hat, ecc.), fanno degli incassi con il supporto a vari livelli (aziendale, singolo utente privato). Con queste aziende si possono stipulare dei contratti di supporto specializzato che costano una certa cifra annuale. È proprio qui che si fa la differenza. Gli utenti già esperti o che non hanno particolari esigenze possono benissimo cavarsela da soli grazie all'aiuto reciproco delle comunità di utilizzatori, dei forums, dei wiki. Per questi soggetti Linux è sempre gratuito. Tutti gli altri utenti che usano Linux in situazioni critiche o particolari di alto grado di servizio da garantire, o che sono troppo poco esperti per essere indipendenti, devono far capo ad un supporto specializzato. Per questi soggetti Linux non è mai gratuito.
È anche grazie alle entrate dei servizi di supporto che le aziende possono continuare ad offrire distribuzioni gratuite, ma non solo. Anche l'enorme lavoro di sviluppo fatto dalla comunità mondiale per continuamente migliorare il prodotto Linux consente di mantenere vivo il sogno. Le migliaia di sviluppatori sparsi in tutti gli angoli del pianeta lavorano nella stragrande maggioranza a titolo gratuito. Contribuiscono a vari livelli per pura passione, convinzione politica, filosofia di vita, o altri stimoli del genere. Se tutta questa forza lavoro richiedesse una retribuzione saremmo alla fine del percorso.
Quindi mi raccomando; se c'è un problema in un programma segnalatelo, ma non arrabbiatevi. Pensate sempre che quel programma esiste grazie allo sforzo di uno o più sviluppatori che usano parte del loro tempo libero anche per voi. Rispetto, sempre.

Come vediamo quindi, una distribuzione Linux è solo virtualmente gratuita. Quando una persona esegue un lavoro per suo piacere tende a non considerare importante il tempo impiegato. È un piacere e basta. Questa però è solo una fortunata coincidenza per noi. Finché tutti gli sviluppatori continueranno a lavorare per e con piacere non dovremmo preoccuparci.
All'utente finale dunque arriva un prodotto di altissima qualità perché è stato costruito con passione e non da impiegati che lavorano perché stipendiati. Linux non è qualitativamente inferiore perché gratuito, anzi semmai è più vero il contrario.

Ormai anche le aziende di profitto più in vista si sono accorte che la via del Pinguino può portare ad interessanti risultati qualitativi, e infine anche ad incassi notevoli se non superiori alla precedente via di chiusura totale. Solo qualche esempio: Intel, AMD, Sun, Google, HP, e altre ancora si stanno sempre più impegnando nel mondo Linux a differenti livelli. C'è chi pubblica le specifiche dei propri prodotti in modo che gli sviluppatori del free e opensource possano costruirci i drivers necessari. C'è chi crea in casa driver Linux ma non ancora open. C'è chi crea in casa driver opensource. A queste aziende vanno poi aggiunte quelle del software che sempre meno timidamente offrono versioni dei loro prodotti anche per Linux. Ci sono infine aziende che a precisa richiesta di un programma anche per Linux ti rispondono che stanno pianificando la realizzazione, mentre un tempo ti ignoravano semplicemente. Insomma Linux sarà anche di nicchia, ma è una nicchia che sempre in meno sono disposti ad ignorare.
Linux è un investimento in tempo e denaro (chi più spende...) che prima o poi ripaga ampiamente (meno spende...). E questo vale a tutti i livelli, dalla grande multinazionale, al singolo cittadino.

Non bisogna essere timorosi nell'avvicinarsi a Linux. Non bisogna essere diffidenti perché potete prendere a piene mani senza che qualcuno vi chieda qualcosa. Buttatevi e provate. Potreste addirittura scoprire una passione che vi bruciava dentro e non era mai riuscita a sfogarsi. Potreste diventare uno degli sviluppatori più in vista, o anche un traduttore molto apprezzato. Il nostro mondo ha sempre bisogno di aiuto da parte di tutti. Piccolo o grande che sia. Una volta che vi siete lasciati catturare scoprirete da soli i suoi punti di forza e perché tutto risulta apparentemente gratuito. Fidatevi.

Perché non posso più fare a meno di Ubuntu

Lunga premessa:
Ancora oggi, dopo quasi quattro anni di vita di Ubuntu (li compirà il prossimo autunno), sono più numerosi i commenti sul perché un utilizzatore non può rinunciare a Windows, sul perché non può farne a meno, sulle difficoltà trovate abbandonando Windows, ecc., ecc., rispetto ai commenti nei quali ci si dichiara fortunati per aver fatto il grande cambiamento.

Sorpresa? Delusione? No. Per nulla. Soltanto un sano realismo.


Pensiamoci bene: le rispettive fette di mercato negli ultimi anni, malgrado le presunte bordate di Linux e Mac, non sono poi cambiate un granché. Windows continua ad essere distribuito per difetto su tutti i PC come se fosse la natura che lo comanda. Suona strano pensare ad un PC venduto con... qualcosa d'altro. Il normale utilizzatore accetta ancora supinamente di spendere una certa cifra per avere in prestito un sistema operativo carente. Sì, sì, ho detto in prestito, perché non si ripete mai abbastanza che quando si esce dal negozio si possiede solamente l'hardware, ma non il software. Microsoft ha da sempre concesso in licenza d'uso i suoi prodotti, ma non li ha mai venduti a nessuno. Se vogliamo metterci una piccola goccia di limone (o sarcasmo se preferite), Microsoft da decenni ci fa la grazia di concederci il privilegio di usare i suoi prodotti, pagando ovviamente. Il nostro è una specie di abbonamento, di affitto, e in qualsiasi momento possiamo trovarci sfrattati dal padrone. Per fortuna che mamma Microsoft è buona come il pane e non ha mai sfrattato nessuno, consentendo a chiunque di affittare i suoi gioielli senza fare storie. Anzi, chiude un occhio addirittura su quei discolacci che usano i prodotti senza pagare! Roba da matti.
Spero vivamente che i clienti di Microsoft si mettano, almeno una volta nella loro vita, a leggere la famigerata EULA (End User License Agreement), cioè il contratto fra Microsoft e cliente che nessuno in effetti legge mai. Usate Windows? Leggete EULA. Usate Office? Leggete EULA. Vi accorgerete di aver pagato un sacco di soldi come per un leasing, ma che in realtà di vostro non c'è nulla. Ma sto forse divagando troppo su un triste argomento che dovrebbe già essere noto e stranoto. Ma allora perché non cambia nulla?

E Ubuntu? In quanto appartenente alla grande famiglia delle distribuzioni Linux qui è tutto un altro mondo. Se state sul gratuito è tutto vostro ciò che vedete e usate. Addirittura potete modificarlo ad immagine delle vostre specifiche esigenze e nessuno vi romperà le scatole. Se volete pagare qualcosa, lo potete fare, ma sarà generalmente per ottenere supporto. È una vostra scelta e nessuno vi obbliga a pagare per usare Linux. Lasciamo perdere in questa sede i vari accordi intercorsi fra Microsoft e alcune distribuzioni Linux (Suse, Xandros, ecc.). Il discorso del pagamento preventivo dei diritti d'uso su alcuni moduli Linux che Microsoft considera di sua proprietà va troppo lontano e io non sono un avvocato. Resta il fatto che tutto ciò che Microsoft tocca rientra nel suo modello di mercato. Spero solo che Ubuntu, Red Hat, e altre numerose distribuzioni continuino a rifiutarsi di scendere a compromessi debilitanti come questo.

Il tema del post:
Dopo questa lunga, troppo me ne rendo conto, premessa, passo finalmente al vero tema di questo post che vuole essere una visione contraria rispetto a numerose altre che, come dicevo all'inizio, spiegano le difficoltà nell'abbandonare Windows. Qui voglio essere l'utente Linux che prova a farne a meno utilizzando come alternativa Windows, un sistema operativo del quale ha sentito tanto parlare, nel bene e nel male.
  • Virus: con Linux ne ho solo sentito parlare, mentre ora con Windows la prima cosa che mi viene ossessivamente chiesta è se sono sufficientemente protetto. Se il mio prodotto antivirus è aggiornato, ecc., ecc. Mah, non so che dire. E che cosa potrà mai capitare se il mio PC si becca un virus, non è mica fatto di carne ed ossa! Ho visto che esistono prodotti antivirus gratuiti e altri che costano parecchio. Penso che uno a pagamento sia più affidabile, altrimenti come farebbe a reggere la concorrenza? O no?

  • Reboot (riavvio): ho installato un paio di programmi e per due volte Windows mi ha chiesto di effettuare il reboot del PC per completare l'installazione. Mi sento un po' in imbarazzo. Forse sono io a sbagliare qualcosa. Con Linux non viene mai chiesto nulla; un programma viene installato e subito lo usi. Mi è stato detto che più facile di Windows non c'è niente, è a prova di idiota, e io mi ritrovo a dover continuamente riavviare il PC. Mi sa tanto che devo dare prova di umiltà e chiedere all'esperto in negozio se sono io che sbaglio qualcosa. Ad ogni modo i programmi che ho installato si avviano e funzionano, quindi non devo proprio aver sbagliato tutto.

  • Disinstallare: per capire forse meglio i problemi del punto precedente ho disinstallato uno dei programmi appena installati e... accidenti mi viene chiesto un altro riavvio del PC. Questa volta per completare l'eliminazione del programma. Sono perplesso, ma più fiducioso. Anche se in Linux non ho mai dovuto fare una cosa simile, può darsi che per pulire bene il PC si debba farlo ripartire. Detto, fatto. Sono sicuro di aver riportato il mio PC allo stato precedente l'installazione del programma. Un po' come San Tommaso mi faccio un giretto dove so che il programma era installato e... porca miseria c'è roba dappertutto! La cartella del programma, una decina di chiavi di registro, uno shortcut sul desktop, files del programma nella cartella del mio profilo. In Linux tutto si puliva da solo per benino. Restava solo la cartella con le impostazioni personalizzate nella home. Una vera gramigna sto programma. Credo proprio di averla fatta grossa. Confesso che adesso ho un po' di timore ad installare altri programmi perché l'effetto mi sembra devastante. Devo chiedere al più presto a chi se ne intende quale sia la procedura corretta per installare ed eliminare in modo pulito un programma in Windows.

  • Segnalazione bug (problemi): essendo una personcina piuttosto orgogliosa non voglio recarmi subito in negozio a chiedere informazioni che mi sembrano da principiante, e a costo di rovinare ancora di più il mio nuovo Windows XP (si proprio quello vecchio e affidabile), provo ad installare nuovamente lo stesso programma che ho appena tolto. Tutto va a meraviglia. Mi chiede il riavvio del PC ma ormai ci sono abituato. Provo a far partire il programma e... orrore: finestra di segnalazione problemi. Il programma è andato in crash e "per migliorare costantemente la qualità dei nostri prodotti potete inoltrarci le informazioni sull'errore raccolte qui". Preso dal panico faccio mentalmente il riassunto della situazione. Ho installato una prima volta il programma e funzionava. L'ho disinstallato, l'ho installato nuovamente e ora mi ritrovo con la segnalazione problemi sullo schermo. Beh, anche in Linux esiste. Io sono uno che se può aiuta (arrivo dal mondo Linux o no?), quindi invio le informazioni d'errore a Microsoft anche se il programma non è suo. Sicuramente ci penserà Microsoft ad avvisare il produttore del software. Finito l'invio, finito tutto. Ci rimango un po' male. Con Linux ero abituato ad avere un dialogo come seguito dopo la segnalazione di un bug o presunto tale. Mi arrivava sempre un mail di feedback nel quale venivo ringraziato per la segnalazione e mi venivano chieste ulteriori informazioni. Altri utenti potevano agganciarsi alla mia segnalazione per confermarla o meno. Qui invece la mia segnalazione sembra essere caduta in un buco nero. Microsoft cosa ne ha fatto? L'ha realmente ricevuta? L'ha inoltrata al produttore del software? Boh. Intanto io sono qui con il mio programma che non va e con tutti i miei dubbi su cosa posso aver sbagliato.

  • Intermezzo: per fortuna che il programma che non mi funziona non è così fondamentale per me. Troverò un'alternativa in rete prima o poi che potrò finalmente usare. Ma vi assicuro che una volta installata non oserò più toglierla tanto per provare. Ho come la sensazione che Windows sia un po' delicato. Mi sembra di aver fatto un'operazione molto comune ed ecco un sacco di problemi che con Linux non avevo mai avuto. Chiederò ai miei amici che usano Windows da tempo per sapere se sono io l'incompetente o se anche loro ogni tanto hanno problemi di questo tipo. Magari sono stato solo sfortunato e ho iniziato nel peggiore dei modi. Chissà...

  • Hardware: qui vado sul sicuro. Se c'è una cosa per la quale Windows è rinomato è proprio il riconoscimento dell'hardware. Io uso un portatile con connesso un mouse Logitech e ogni tanto una stampante Laser HP a colori. Una volta installato Windows XP collego il mio mouse per lavorare con più praticità e... Cavolo! Mi chiede il CD di installazione. Noooo, non è possibile. Mi hanno sempre detto che Linux è molto indietro in questo ambito. Ogni pezzo hardware che comperi rischi di non poterlo usare perché Linux "non lo vede". Mentre con Windows vai a occhi chiusi. Basta seguire le indicazioni che appaiono e tutto funziona. Peccato che nessuno mi abbia detto che ho bisogno di un CD per fare andare un mouse. Quando usavo Ubuntu mi era bastato connettere il mouse ed usarlo. Fine della storia. A questo punto mi rassegno e vado in cantina a cercare il CD della confezione del mouse Logitech, ammesso di averla conservata. La trovo e trovo il CD. Bene. Installo tutto quanto richiesto e finalmente Windows capisce e mi conferma che il mio apparecchio è un mouse USB. Grazie, ma lo avevo già intuito. Volendo essere ottimista a tutti i costi mi dico che devo essere incappato in un caso sfortunato. Il mouse è molto recente (l'ultimo portatile VX-Nano) e forse Windows non poteva ancora saperlo di suo e ha richiesto il CD del fabbricante. Ma allora Linux come ha fatto mi chiedo? Mah, altro mistero e altro colpo inferto alla mia buona predisposizione verso Windows.
    A questo punto chiudo il cerchio con una bella stampa di un documento. Senza stampante è un po' difficile quindi accendo e connetto la mia Laser HP. Provate ad indovinare? Richiesta del CD di installazione! Ancora? Ma allora è proprio il modo di fare di Windows. Con Ubuntu mi è bastato connettere e stampare. Roba da pazzi, qui mi devo arrendere e andare nuovamente in cantina a cercare un altro CD sperando di trovarlo. Trovato, installato e stampato (dopo un riavvio del PC ovviamente). Ma davvero voi utenti di Windows vi siete abituati a tutto questo? E se vi convinco che esiste una terra promessa priva di CD di installazione e reboot continui mi seguireste?

  • Interfaccia: non so da che parte iniziare. È un'impresa immane. Un amico mi ha fatto vedere la nuova interfaccia di Windows Vista, e io non volendolo offendere ho simulato meraviglia. Però rispetto al motore Compiz di Linux mi è sembrata un po' scarsina. È da questa dimostrazione che ho poi deciso di rimanere sul meno costoso Windows XP.
    La disposizione per difetto del desktop di Windows non è completamente di mio gusto e ho provato a modificarla, ma quale brutta sorpresa nello scoprire che tutto o quasi è fisso e intoccabile. Accidenti con Linux ero abituato che nulla era intoccabile, tutto modificabile. Mi rassegno e vado avanti. Che altro potrei fare?
    Passo ad usare il file manager-interfaccia ovvero Explorer, il corrispondente di Metacity-Nautilus in Gnome che ero abituato ad usare. Anche in questo caso non vorrei apparire esagerato, ma il confronto è impietoso. Per troppo tempo mi sono abituato ad usare le piccole e grandi comodità di Gnome per non sentirne la mancanza. Solo qualche esempio:
    • se per una finestra di files imposto un certo tipo di vista in Gnome me la ritrovo sempre, mentre in Explorer ogni tanto capita che la vista cambi da sola (a icone, elenco, dettaglio, anteprime), senza essere stato richiesto.
    • in Explorer non è possibile fissare una finestra sempre in primo piano. A volte questa impostazione è pratica per copiare oggetti, per confronto o per riprendere del testo manualmente da una finestra all'altra.
    • In Gnome le finestre sono attive dove si trova il mouse, indipendentemente dal possesso del fuoco, mentre in Explorer il mouse agisce su una finestra solo se ha il fuoco. Quanti clic di troppo!
    • I desktop virtuali sono una gran comodità. Dite quello che volete, ma quando siete abituati ad averli e poi vi mancano ve ne accorgete eccome. Mentre in OS-X finalmente sono approdati, in Explorer di Windows sono ancora una chimera.
    • Quando scorro le finestre aperte con la scorciatoia ALT+TAB mi manca il bordino che mette in evidenza di volta in volta la finestra che verrebbe messa in primo piano. Quando ci sono diverse finestre dello stesso applicativo aperte è molto pratico vedere a colpo d'occhio quale e dove sia quella che stiamo richiamando. Anche qui una piccolezza, ve lo concedo, ma se vi manca la notate.
    • In Explorer non c'è alcuna differenza fra finestre minimizzate sulla barra delle applicazioni e finestre a grandezza normale sul desktop. In Gnome invece le finestre minimizzate sono messe fra parentesi quadre rendendole immediatamente riconoscibili senza fare nulla.
    • sul pannello delle applicazioni di Gnome io potevo riordinare le finestre aperte a mio piacimento. In Explorer invece mi tocca aprirle nella giusta sequenza per avere l'ordine desiderato. Non so se in Windows Vista è migliorato qualcosa, ma io devo usare Windows XP, quindi poco importa.
    • con le finestre di Nautilus posso usare lo zoom per vedere meglio o di più, mentre con Explorer tutto è predefinito e fissato.
    • nelle finestre di Nautilus quando si seleziona un oggetto tutta la riga viene messa in evidenza facilitandone la lettura. In Explorer invece solo il nome del file è evidenziato.
    • in Nautilus quando si rinomina un file la sua estensione è esclusa per difetto e si può iniziare subito a digitare il nuovo nome, mentre in Explorer viene selezionato tutto e si deve sempre stare attenti a non far sparire l'estensione.
Sicuramente ho tralasciato numerosi altri dettagli interessanti, ma dopo questa prima panoramica su Windows XP, per me nuovo ma tanto diffuso nel mondo, mi chiedo come io possa evitare di tornare al mio amato Pinguino. Troppe cose non funzionano come mi aspetto e come sono abituato a vedere funzionare. Non mi ci abituerei mai del tutto. Mi sto chiedendo se così tanti clienti Microsoft nel mondo continuino ad usare Windows solo perché non hanno mai visto alternative. Dopotutto se Cristoforo Colombo avesse potuto usare l'aereo non avrebbe fatto tanta fatica in nave. Voglio dire, se l'unico modo per fare una cosa è quello che conosci, non puoi rimpiangerne un altro che non conosci. Ma di fronte a due possibilità, di cui una oggettivamente migliore, sei portato istintivamente a scegliere la migliore. O no?

mercoledì, 20. febbraio 2008

L'origine della specie

L'evoluzione nel mondo dell'informatica non è come quella sulla nostra buona vecchia Terra. È molto più veloce e altrettanto implacabile con le specie che non si sanno adattare (vedi Microsoft...). Nello smisurato ramo evolutivo delle specie di Pinguino vediamo nascere e morire ogni giorno numerose distribuzioni. C'è chi ce la fa, chi è fagocitato, chi proprio non ce la fa.
Tornando per un attimo alla nostra amata Terra










il successo spettacolare avuto, finora, dalla nostra specie Homo Sapiens Sapiens (quale presunzione e supponenza ad autodefinirci due volte sapiens visto come va il mondo ...), non è paragonabile a nessun altro. Nessun'altra specie si è evoluta come la nostra, e nessun'altra specie ha avuto di conseguenza un impatto così grande sul pianeta.

Ma torniamo ai Pinguini.
Parlare del 2004, anno di nascita di Ubuntu, è come parlare di qualche milione di anni fa, quando una scimmia, o qualcosa di simile, ha deciso di darsi una mossa evolvendosi fino alla nostra specie. Anche il nostro Pinguino preferito se l'è data la mossa, eccome!
Credo di non esagerare se dico che Linux è finito veramente e definitivamente sulla bocca di tutti solo da quando un turista venuto dallo spazio ha deciso che il bug #1 doveva finalmente essere risolto.
Per chi conosce le basi, la frase precedente non richiede ulteriori spiegazioni. Per tutti gli altri dirò che il turista è Mark Shuttleworth che è stato uno dei primi uomini a concedersi una vacanza nello spazio, ed è sempre lui che all'inizio della storia di Ubuntu ha aperto il primo bug in Launchpad descrivendo l'obiettivo di togliere la supremazia di Microsoft sul mercato dei PC con questa frase:

"Microsoft has a majority market share in the new desktop PC marketplace. This is a bug, which Ubuntu is designed to fix."

Ebbene Mark è sudafricano, e i nativi del suo paese parlano una lingua africana dalla quale è stata presa una parola bellissima per dare il nome alla nostra distribuzione preferita: ubuntu. Ubuntu significa più o meno l'umanità per o verso gli altri. È una parola complessa da descrivere che non ha corrispondenze dirette nelle nostre lingue. Sta anche a significare che il tuo comportamento verso gli altri esseri umani ha un influsso su tutta l'umanità, quindi devi essere cosciente di ciò. Se fai del bene, sarà un bene per tutti, se fai del male, sarà un male per tutti. Credo sia anche grazie allo spirito insito nel termine ubuntu che il dopo appartheid è stato tutto sommato pacifico. Ecco perché questa parola è bellissima, ed ecco perché Ubuntu è la mia distribuzione preferita. Ne incarna lo spirito pacifico e costruttivo.

Il Pinguino Ubuntu è quindi intimamente legato all'uomo, all'umanità. Bella coincidenza, e non è l'unica. Semplificando e arrotondando possiamo dire che l'Uomo ha impiegato un po' più di 3 milioni di anni ad evolversi (dall'australopiteco in avanti)





e Ubuntu 3 anni. Altro tipo di coincidenza. Ecco perché all'inizio del post parlavo di mondo dell'informatica molto più veloce nella sua evoluzione. E poteva la distribuzione più umana non seguire una certa evoluzione biologica come gli esseri umani ad essa tanto cari? Certo che no!

Guardate qua:

Warty Warthog 4.10 (2004)














Hoary Hedgehog 5.04 (2005)













Breezy Badger 5.10 (2005)














Dapper Drake 6.04 (2006)











Edgy Eft 6.10 (2006)










Feisty Fawn 7.04 (2007)














Gutsy Gibbon 7.10 (2007)












non vi suona un po' famigliare quest'ultima evoluzione?



Hardy Heron 8.04 (2008)




Intrepid Ibex 8.10 (2008)



Jaunty Jackalope 9.04 (2009)

















si potrebbe tradurre come lepre cornuta. È un animale mitico, incrocio fra una lepre e un'antilope.



Karmic Koala 9.10 (2009)













è la volta del Koala karmico
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Homo Hubuntuensis (2???)













Che ve ne pare? Tutto plausibile no?

lunedì, 21. gennaio 2008

Il vessillo nazionale che sventola

Visto che ora nei blog di Google è possibile inserire dei video in aggiunta alle immagini, mi sono deciso a pubblicare questa mia performance dal sapore prettamente nazionale. Si tratta di una piccola animazione creata in Blender (ovviamente) usando le funzionalità più recenti dei Soft Body. Tutto sommato l'esercizio mi sembra sufficientemente riuscito da rischiarne la pubblicazione.

video

Buona visione e niente commenti troppo cattivi per favore. Sono principiante e autodidatta: non demoralizzatemi troppo...

sabato, 22. dicembre 2007

Ubuntu in presa diretta

E va bene. Per una volta mi sono lasciato andare alla produzione casalinga di video. Ma volete mettere una pubblicità così ruspante della dinamicità del nostro sistema operativo rispetto a tante noiose pagine di recensioni e giudizi scritti? Una regola capitale che vale sempre è questa: meglio un'immagine di mille parole.
E allora mi sono buttato registrando "in diretta" il video del mio PC in un paio di filmati piuttosto voluminosi e lunghi. Per le registrazioni mi sono affidato allo strumento recordmydesktop con relativa interfaccia grafica gtk-recordmydesktop. Per poter visualizzare questi video dovete avere almeno una linea ADSL per scaricarli in un tempo ragionevole, oppure molta pazienza. Spero che alla fine troviate che ne sia valsa la pena.
Come ho detto all'inizio si tratta di riprese in diretta del mio schermo senza nessuna post elaborazione. Come sono venute, sono venute, compresa anche qualche operazione non riuscita o replicata. Pazienza. Quando avrò a disposizione un editor video decente che sappia trattare il formato OGG come si deve riuscirò anche a ripulire i video delle parti inutili. Per ora accontentatevi.


Ubuntu e Windows XP.ogg (36MB, 12 min): http://www.megaupload.com/?d=3ZR6ALIO
in questo video vedrete all'opera Windows XP all'interno di Ubuntu come fosse un'applicazione qualsiasi grazie allo strumento di virtualizzazione VirtualBox. Non c'è audio.

Effetti Compiz.ogg (430MB, 26 min): http://www.megaupload.com/?d=8W3KEW67
in questo video vedrete la presentazione della maggior parte degli effetti 3D sul Desktop grazie all'uso di Compiz-Fusion. Il mio portatile è dotato di scheda video nVidia quindi con Ubuntu Gutsy non ho avuto problemi ad attivare i famosi effetti. C'è l'audio che inizia dopo qualche minuto.

Buona visione a tutti.